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venerdì 19 gennaio 2018

Il bimbo e la luna

Notte stellata, Vincent Van Gogh

Felice te, luna dal viso tondo,
che libera ten vai girando il mondo!
Potessi anch'io viaggiar con te là su,
tutto scoprendo quel che scopri tu!

Ma io sono piccino e all'imbrunire
presto presto mi mandano a dormire,
e tu, luna, che vedi il mio dispetto,
tu, sotto i baffi, ridi, ci scommetto!

giovedì 21 dicembre 2017

Una filastrocca prima di dormire

Io sono tanto piccolo,
e tanto grande è il mondo!
Pur mi addormento placido
nel buio senza fondo,
perché, di là, m'aspettano
gli angioli e gli astri d'or.
Di là, ogni notte, navigo
in un gran mar di luce,
che via, lontano, all'isola
del sole mi conduce. 

"Bambini che dormono", 1870, olio su tela di Vasily Perov

martedì 12 dicembre 2017

La canzone del viandante


 
Trotta trotta, somarello,

sotto il raggio della luna …

Dove andò la mia fortuna?

La trovai dentro un castello

tutto d’oro e tutto argento,

nel castello di Corcontento,

nel castel di Buonavoglia

dove mai non cade foglia,

dove mai pioggia non viene

che non dicasi: va bene!

Ma quel ben più non lo credo,

quel castello più non lo vedo,

trotta trotta, somarello …

dov’è il buono, dov’è il bello?

Luna che t’alzi, luna che vai,

luna che non ti fermi mai,

dammi la luce che mai non si appanna,

mostra la strada che mai non inganna,

cantami il canto che mai non si tace,

portami là dove regna la pace.

Trotta trotta, somarello,

sotto il raggio della luna …

Dov’è mai la mia fortuna?

Nel guardar lontan lontano,

nel tentar con lenta mano,

ho perduto la sua traccia …

Forse io l’ho nella bisaccia?

Io, l’antico viandante

che raccoglie cose tante,

cose brutte, cose belle

sotto il lume delle stelle …

La bisaccia dello stanco

pellegrin dal viso bianco,

che ha guardato fin nel fondo

tutto il mondo, tutto il mondo,

e pur cerca e pur non sa

dove mai si fermerà.

Luna che guardi, luna che sai,

luna che non tradisci mai,

dammi la corda che mai non s’allenta,

dammi la forza che tenta e ritenta,

dammi la chiave che schiude il mistero,

portami là dove germina il vero.

sabato 18 novembre 2017

Dalla mia finestra

Dipinto di Thomas Kinkade
M'affaccio alla finestra e vedo un mondo intero ...
C'è una casetta bianca e c'è un camino nero;
c'è un pezzetto di prato e un alberello verde.
C'è in alto in alto il cielo e l'occhio ci si perde:
vi passano le nuvole, la luna, il sol, le stelle ...
Nel mio piccolo mondo, oh quante cose belle!

Lina Schwarz

martedì 14 novembre 2017

CANTILENE DEL MATTINO E DELLA SERA


Gallo galletto
chicchirichì.
Non ve l'ho detto
che spunta il dì?
Gallo galletto
alto è già il dì.
Giù da quel letto!
Chicchirichì!


Bolli bolli, pentolino,
fai la pappa al mio bambino,
la rimescola la mamma
mentre il bimbo fa la nanna.
Fai la nanna gioia mia,
o la pappa scappa via.

lunedì 13 novembre 2017

La poesia necessaria

Sirolo

Tempo fa ho ritrovato un quadernino di quando ero piccola, pieno zeppo di testi di canzoni dei cartoni animati e di filastrocche e poesie. Ho sempre amato scribacchiare nei quadernini, e rivedere quelle pagine e quella calligrafia, mi ha fatto fare un balzo indietro nel tempo. Rileggendo quelle pagine, ho riavvertito le stesse sensazioni di quel periodo, le stesse atmosfere. Mi è tornata, vividissima, l’immagine della mia nonna e dei pomeriggi passati a casa con lei. Venivo, in qualche modo, esiliata da casa mia e spedita a casa della nonna per non disturbare mio fratello mentre studiava. In realtà io stavo zitta zitta, ma forse il fatto che io giocassi, mentre lui era invece intento allo studio, lo infastidiva. Così scendevo le scale e mi rifugiavo da lei. Spesso guardavo i cartoni animati in salotto. Mi sedevo su una sedia e appoggiavo davanti a me il mio quadernino, sulla grande tavola rettangolare. Un po’ guardavo la televisione, un po’ scrivevo. Di tanto in tanto, la nonna veniva a vedere cosa facevo, per controllare che non stessi combinando una marachella. Fu durante una delle sue “capatine” che iniziammo a trascrivere delle filastrocche. Lei le recitava a memoria, io le scrivevo.

Per tutto il periodo nel quale sono andata a scuola, era normale imparare a memoria le poesie. Ora mi sembra si faccia molto meno. Forse imparare una poesia a memoria può sembrare inutile. Magari sembra più proficuo capirla, analizzarla. Eppure credo che imparare a memoria delle poesie, o piccoli brani di libri molto amati, possa essere una grande ricchezza. Qualche anno fa sono andata nelle Marche e mi è successa una cosa “strana”, che si è ripetuta anche quest’anno, mentre ero in montagna, durante un temporale. Ricordo una sera d’estate di qualche anno fa, affacciata a una terrazza di Sirolo … avevo svuotato la mente: i pensieri tacevano, ero solo intenta ad ammirare il paesaggio, a seguire con gli occhi i contrasti fra le gradazioni dei colori del mare, il verde del monte, le falesie bianche che diventavano rosa. D’un tratto, senza che lo volessi, mi salì alle labbra la poesia di Leopardi “L’Infinito”. Magari sarà stata la vicinanza di Recanati, ma quella poesia sgorgò naturalmente dalla mia mente. Anche se l’ho sempre amata molto, la assaporai come mai nella vita. Non fu come recitarla, fu come se in quel momento l’avessi davvero “capita”, come se avessi stabilito un contatto intimo fra ciò che sentivo io in quel momento e ciò che aveva sentito Leopardi. Non so, forse non riesco nemmeno a comunicarvi l’esatta sensazione che provai. Fu un momento magico. E la stesa cosa si è ripetuta quest’estate in occasione di un forte temporale in montagna. Nel primo pomeriggio il cielo si era fatto improvvisamente scuro, e mentre guardavo il giardino, dietro i vetri della cucina, mentre guardavo il vento che scuoteva i rami del ciliegio, che sferzava il rosmarino e la salvia, mentre la pioggia correva sulla strada, di nuovo una poesia mi ha fatto visita e mi sono trovata a rotolarmi in bocca le parole di Pascoli:

E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto.
Il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s'aprì e si chiuse, nella notte nera”.

(Il lampo, Giovanni Pascoli)

Allora, mi sono detta, la poesia è davvero necessaria. La poesia ci fa visita quando siamo emozionati, affascinati, preoccupati, quando la quotidianità si fa un attimo da parte. In America hanno istituito una festa, che si celebra ogni anno in aprile: si chiama“Poem in Your Pocket Day” Ogni cittadino interessato sceglie una poesia, la porta con sé e la condivide con gli altri, durante la giornata: a scuola, ai giardini, al lavoro, nei negozi. Visto che abbiamo adottato Halloween, perché non importiamo anche questa festa qui da noi? Nel frattempo pensiamo a tutti i benefici che la poesia, ma anche le filastrocche, possono portare ai nostri figli. E’ ormai risaputo che imparare a memoria e recitare insieme poesie e filastrocche aiuta lo sviluppo del linguaggio, insegna il concetto di ritmo, intonazione, musicalità, aiuta nella trasmissione delle tradizioni popolari, è un modo per veicolare e dimostrare l’affetto e le emozioni. Se è vero che siamo una società che si sta sempre più piegando a correre e a mantenere ritmi che lasciano poco (o punto) spazio al “vuoto” (inteso in senso proficuo, un vuoto che porta creatività, un lasciare la mente a maggese), qual è un dono più prezioso del regalare il proprio tempo? Regaliamo tempo ai nostri figli per recitare insieme una filastrocca, mimarla, ballarla, declamarla guardandosi negli occhi, magari mentre si gioca al cavalluccio. Sono istantanee preziose, che un giorno saranno care e rafforzeranno il vostro legame. E poiché la carta è usurabile, voglio trascrivere qui, in questo blog, le filastroche che ho raccolto da bambina. Le affido alla rete, e spero che voi attingerete a piene mani a questi post e le divulgherete a vostra volta.
 
Giacomo Leopardi, Recanati
 

L’Infinito, Giacomo Leopardi

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

martedì 12 aprile 2016

"Antonio. Punto e a capo!" - ventiduesimo capitolo - FINE


STRIKE!

 
Amici sportivi, benvenuti all’ultima partita del campionato. Lo spettacolo si annuncia interessante: la squadra ospite difende un onorevole quarto posto, mentre la squadra di casa sembra irrimediabilmente stazionare nella zona bassa della classifica, dopo una stagione segnata dal perenne muso lungo del coach. Ma la Florentia Baseball si è rinforzata rispetto al girone d’andata, mentre gli ospiti devono purtroppo scontare due giocatori infortunati…

 

- Uau, lo sai che è elettrizzante? E’ una vita che abito qui vicino e non ero mai venuta a vedere una partita! – gli occhi di Lana scintillano – a proposito, sei pronto per la sfida di domani a madball, eh? Vedi di non darci buca!

- Magari potrei venire a vedervi … insomma, va a finire che mi butto nello sport …– propone Stefano, incerto.

- Ma certo che puoi occhi belli! Perché non vieni anche al prossimo allenamento e provi a giocare? Sei un po’ gracilino, eh? – continua Lana, prendendo un braccio di Stefano e facendo finta di soppesarlo come un allenatore - Dovresti rinforzare un po’ i muscoli, alle ragazze piacciono …

- E abbozzatela di fare cicci cicci, dai! Fate vomitare! - li zittisco io, stando al gioco e punzecchiandoli.

Ridiamo tutti e tre e per un po’ ci concentriamo solo sulla partita, mentre Stefano spiega a Lana tutte le regole del gioco per permetterle di seguire meglio.

 

La partita è iniziata con un attacco serrato. Gli ospiti fanno sul serio e non intendono lasciare scampo ai nostri. La squadra di casa sta provando a difendersi, ma da quello che vedo, sarà dura stasera …

 

… Neanche oggi i padroni di casa decollano: nella parte bassa del terzo inning gli ospiti piazzano altri quattro punti e prendono il largo...

 

- Beh, mi sa che il tuo amico fra un po’ va a farsi la doccia: siamo 10-0 e i nostri sembrano decisamente al collasso – ci fa Stefano, stringendosi nelle spalle.

- Uhm, la mamma dice sempre “non è finita finché non è finita” …- ribatto speranzoso, ma poco convinto.

- Ah, le frasi delle mamme sono davvero spassose a volte! Altro che storie, qui li stanno facendo allo spiedo! – fa Lana, polemica, prima di rimettersi buona a seguire la partita.

 

C’è stato un cambio sul monte per i padroni di casa. Filiberto Zanini ha sostituito un ormai sfinito e demotivato Mauro Biasi. Il coach deve aver istruito bene Zanini, che lancia con freddezza e concentrazione in zona strike …

 

- Uhm, caruccio ‘sto Zanini, eh? – fa Lana, strizzandoci un occhio.

- Figurati! Ma che vuoi vedere da quassù?  – le dico, scuotendo la testa.

- Uh Lana! Mister Gelosia si sente colpito nel vivo … - scherza Stefano, assestandomi una gomitata.

- Fai presto a scioglierti, eh? – gli dico sorpreso. E’ la prima volta che sento Stefano usare questo tono ironico e scherzoso.

- Merito tuo! Non sei il mio personal trainer per farmi diventare popolare? Imparo velocemente e mi applico! – risponde Stefano, facendo spallucce e ridendo sotto i baffi.

- Dovremmo uscire più spesso noi tre insieme … siete divertenti. E poi siete due tipi assolutamente presentabili a mamma, che vuole sempre sapere dove sono e con chi sono e quando torno e bla bla bla. Con quell’aria perbenino che avete, almeno si rilasserà un po’ – conclude Lana soddisfatta.

- Beh, è una mamma, è il suo lavoro preoccuparsi per te! – le dice Stefano, alzando le spalle con ovvietà.

- Già – rincaro la dose io - non aveva tutti i torti se andavi in giro con quei bulletti del Guerriero e company … .Comunque è importante guardarsi intorno in fatto di amici. Tutte le persone che incontriamo possono arricchire una parte di noi.

– Uh che filosofo! E chi lo dice? Sempre mammina? – chiede Lana

– Beh, sì, lo dice proprio lei ma, ti sembrerà strano, sei stata proprio tu a farmelo capire …

-Uau Antonio! Ne sono onorata … – risponde Lana esibendosi in un piccolo inchino e cercando di fare l’ironica. Ma si vede che è contenta sul serio.

 

Amici tifosi, sta succedendo qualcosa d’incredibile. La difesa sta reagendo: non sta commettendo nemmeno un errore. L’adrenalina e la tensione sono alle stelle … e … e riducono lo svantaggio segnando altri due punti!!!

 

- Ma lo speaker non dovrebbe essere neutrale? – ci domanda Lana, con aria sbalordita - Questo mi sa che tifa spudoratamente per noi. Fra un pochino si mette pure a piangere dalla commozione ….  

- Beh, non è mica pagato … è solo uno che lo fa gratis … Si vede proprio che non ce la fa a sembrare distaccato …- rispondo, teso. Dopo un sacco di tempo perso a stare lontano da Gennaro, la prima partita che vengo a vedere mi fa stare con un’ansia spaventosa.

 

Inning dopo inning la nostra squadra ha braccato gli ospiti per arrivare al pareggio … e … e passano in vantaggio all’ottavo inning per 11-10!!! Nella squadra ospite serpeggia lo sgomento e il nervosismo si fa sentire …

 

- Sììììì sì sì sì – mi alzo in piedi e comincio a saltare. Tutta la tensione e il dispiacere di vedere la brutta partita della Florentia esplodono di colpo in un urlo liberatorio. La squadra ospite sta cominciando ad accumulare troppi errori, mentre i nostri si rafforzano punto dopo punto. Sul diamante l’adrenalina si può quasi toccare, e mi rimetto a sedere in silenzio dopo un rimbrotto acido di uno spettatore dietro di noi, che evidentemente non riesce a gestire il nervosismo. Ci zittiamo tutti e restiamo a guardare, trattenendo il fiato.

 

Siamo al nono inning, amici, e sono senza parole dal carattere della nostra squadra: hanno ribaltato una partita che sembrava già finita al terzo inning … questi ragazzi stanno giocando una partita da campioni …Cosa li sostiene? La rabbia? L’orgoglio? Il non avere più niente da perdere? Non lo so amici, ma la grinta che stanno sfoderando è indescrivibile…

Sulle gradinate continua a esserci un silenzio irreale. Assistiamo alle ultime fasi della partita con il cuore che ci batte a mille, uniti dalla stessa speranza, come quando alle partite di calcio dei mondiali si va ai rigori. Poi il boato che esplode!

 

Tre eliminazioni incredibili signori! Tre eliminazioni! IN-CRE-DI-BI-LI! Ce ne andiamo a casa! Filiberto Zanini viene portato in trionfo dal resto della squadra, ma tutti i giocatori hanno dato un’incredibile prova di carattere, prova di grande cuore e amore per questo sport … anche il nuovo acquisto, Gennaro Esposito, ha fatto bene e non sarei sorpreso di vederlo uscir fuori alla grande prossimamente. Sono colpito, amici: partite così non capitano tutti i giorni. Il pubblico è impazzito! Dopo una stagione di delusioni e tensioni, questi ragazzi si meritavano una vittoria e non poteva essere un finale di campionato più incoraggiante di questo per porre le basi per il prossimo anno. Il pubblico sta invadendo il campo per festeggiare…

 

In un attimo anche noi siamo sul campo, per la più mitica invasione a cui abbia mai partecipato. Voglio arrivare a Gennaro e mi faccio largo fra la folla a forza di spintoni. Il caos è totale: vedo milioni di colori di magliette e braccia e gomiti e cappellini che volano per aria e in quel momento mi accorgo che anch’io ho perso il mio cappello. Non riuscirò mai ad arrivare a uno della squadra dopo una partita come questa: stanno tutti addosso ai giocatori a complimentarsi, baciarli, abbracciarli. Il campo è pieno di genitori giustamente orgogliosi, trasformati in centometristi e lottatori di lotta libera … beh, ognuno vuole solo arrivare al suo pargoletto. Spero solo che Bartolomeo, Rosalinda e i genitori di Gennaro siano potuti venire a godersi questa bella partita.

- Ehi Rosso, ti sei perso il cappello!

Mi sembra un film. Beh, se fosse un film, adesso mi volterei e vedrei Gennaro che mi sorride, porgendomi il mio cappello. Però questo non è un film. E’ un afoso pomeriggio di una normale vita reale e l’odore di sudore di questa massa umana me lo ricorda bene. Però mi volto lo stesso. Piano piano, pronto a ingoiarmi la delusione di vedere davanti a me un ragazzo qualunque. Invece ingoio, ma a vuoto. Gennaro è proprio lì, di fronte a me, proprio come desideravo che fosse. Sorride con gli occhi limpidi, senza ombra di risentimento. Ha la divisa della squadra appiccicata al corpo dal sudore e il viso paonazzo e mi sembra quasi che tremi, forse dall’emozione o dalla tensione della partita o dall’adrenalina. Gli salto addosso e la folla ci aiuta a non cadere in terra tutti e due.

- Ma che fai? Sono tutto sudato. Pensa che schifo!

- Sì, infatti! Puzzi come un caprone di montagna! Gennaro! Sei il campione del Campo di Marte!

- Ma che vai dicendo? E’ Filiberto l’eroe della giornata.

- Ma non hai sentito lo speaker? Sei la promessa del baseball italiano!

- E smetti di abbracciarmi, che ci prendono per due femminucce – mi fa Gennaro, senza smettere di stringermi.

- Senti, io … – cominciamo insieme, ma poi ci blocchiamo, ognuno in attesa che l’altro vada avanti. Dovremmo in teoria spiegarci e rimettere le cose a posto dal punto in cui le avevamo lasciate … però cosa dovremmo dire in fondo? Io ho un sorriso che mi scoperchierebbe la faccia se non avessi le orecchie e Gennaro ha il suo solito viso con gli occhi ridenti e un po’ sfrontati. Così mi mette una mano sulla spalla e ci incamminiamo insieme chiacchierando, sotto un sole cocente di una normalissima e felice vita reale.

 
                                        FINE