Cerca nel blog

martedì 12 aprile 2016

"Antonio. Punto e a capo!" - ventiduesimo capitolo


STRIKE!

 
Amici sportivi, benvenuti all’ultima partita del campionato. Lo spettacolo si annuncia interessante: la squadra ospite difende un onorevole quarto posto, mentre la squadra di casa sembra irrimediabilmente stazionare nella zona bassa della classifica, dopo una stagione segnata dal perenne muso lungo del coach. Ma la Florentia Baseball si è rinforzata rispetto al girone d’andata, mentre gli ospiti devono purtroppo scontare due giocatori infortunati…

 

- Uau, lo sai che è elettrizzante? E’ una vita che abito qui vicino e non ero mai venuta a vedere una partita! – gli occhi di Lana scintillano – a proposito, sei pronto per la sfida di domani a madball, eh? Vedi di non darci buca!

- Magari potrei venire a vedervi … insomma, va a finire che mi butto nello sport …– propone Stefano, incerto.

- Ma certo che puoi occhi belli! Perché non vieni anche al prossimo allenamento e provi a giocare? Sei un po’ gracilino, eh? – continua Lana, prendendo un braccio di Stefano e facendo finta di soppesarlo come un allenatore - Dovresti rinforzare un po’ i muscoli, alle ragazze piacciono …

- E abbozzatela di fare cicci cicci, dai! Fate vomitare! - li zittisco io, stando al gioco e punzecchiandoli.

Ridiamo tutti e tre e per un po’ ci concentriamo solo sulla partita, mentre Stefano spiega a Lana tutte le regole del gioco per permetterle di seguire meglio.

 

La partita è iniziata con un attacco serrato. Gli ospiti fanno sul serio e non intendono lasciare scampo ai nostri. La squadra di casa sta provando a difendersi, ma da quello che vedo, sarà dura stasera …

 

… Neanche oggi i padroni di casa decollano: nella parte bassa del terzo inning gli ospiti piazzano altri quattro punti e prendono il largo...

 

- Beh, mi sa che il tuo amico fra un po’ va a farsi la doccia: siamo 10-0 e i nostri sembrano decisamente al collasso – ci fa Stefano, stringendosi nelle spalle.

- Uhm, la mamma dice sempre “non è finita finché non è finita” …- ribatto speranzoso, ma poco convinto.

- Ah, le frasi delle mamme sono davvero spassose a volte! Altro che storie, qui li stanno facendo allo spiedo! – fa Lana, polemica, prima di rimettersi buona a seguire la partita.

 

C’è stato un cambio sul monte per i padroni di casa. Filiberto Zanini ha sostituito un ormai sfinito e demotivato Mauro Biasi. Il coach deve aver istruito bene Zanini, che lancia con freddezza e concentrazione in zona strike …

 

- Uhm, caruccio ‘sto Zanini, eh? – fa Lana, strizzandoci un occhio.

- Figurati! Ma che vuoi vedere da quassù?  – le dico, scuotendo la testa.

- Uh Lana! Mister Gelosia si sente colpito nel vivo … - scherza Stefano, assestandomi una gomitata.

- Fai presto a scioglierti, eh? – gli dico sorpreso. E’ la prima volta che sento Stefano usare questo tono ironico e scherzoso.

- Merito tuo! Non sei il mio personal trainer per farmi diventare popolare? Imparo velocemente e mi applico! – risponde Stefano, facendo spallucce e ridendo sotto i baffi.

- Dovremmo uscire più spesso noi tre insieme … siete divertenti. E poi siete due tipi assolutamente presentabili a mamma, che vuole sempre sapere dove sono e con chi sono e quando torno e bla bla bla. Con quell’aria perbenino che avete, almeno si rilasserà un po’ – conclude Lana soddisfatta.

- Beh, è una mamma, è il suo lavoro preoccuparsi per te! – le dice Stefano, alzando le spalle con ovvietà.

- Già – rincaro la dose io - non aveva tutti i torti se andavi in giro con quei bulletti del Guerriero e company … .Comunque è importante guardarsi intorno in fatto di amici. Tutte le persone che incontriamo possono arricchire una parte di noi.

– Uh che filosofo! E chi lo dice? Sempre mammina? – chiede Lana

– Beh, sì, lo dice proprio lei ma, ti sembrerà strano, sei stata proprio tu a farmelo capire …

-Uau Antonio! Ne sono onorata … – risponde Lana esibendosi in un piccolo inchino e cercando di fare l’ironica. Ma si vede che è contenta sul serio.

 

Amici tifosi, sta succedendo qualcosa d’incredibile. La difesa sta reagendo: non sta commettendo nemmeno un errore. L’adrenalina e la tensione sono alle stelle … e … e riducono lo svantaggio segnando altri due punti!!!

 

- Ma lo speaker non dovrebbe essere neutrale? – ci domanda Lana, con aria sbalordita - Questo mi sa che tifa spudoratamente per noi. Fra un pochino si mette pure a piangere dalla commozione ….  

- Beh, non è mica pagato … è solo uno che lo fa gratis … Si vede proprio che non ce la fa a sembrare distaccato …- rispondo, teso. Dopo un sacco di tempo perso a stare lontano da Gennaro, la prima partita che vengo a vedere mi fa stare con un’ansia spaventosa.

 

Inning dopo inning la nostra squadra ha braccato gli ospiti per arrivare al pareggio … e … e passano in vantaggio all’ottavo inning per 11-10!!! Nella squadra ospite serpeggia lo sgomento e il nervosismo si fa sentire …

 

- Sììììì sì sì sì – mi alzo in piedi e comincio a saltare. Tutta la tensione e il dispiacere di vedere la brutta partita della Florentia esplodono di colpo in un urlo liberatorio. La squadra ospite sta cominciando ad accumulare troppi errori, mentre i nostri si rafforzano punto dopo punto. Sul diamante l’adrenalina si può quasi toccare, e mi rimetto a sedere in silenzio dopo un rimbrotto acido di uno spettatore dietro di noi, che evidentemente non riesce a gestire il nervosismo. Ci zittiamo tutti e restiamo a guardare, trattenendo il fiato.

 

Siamo al nono inning, amici, e sono senza parole dal carattere della nostra squadra: hanno ribaltato una partita che sembrava già finita al terzo inning … questi ragazzi stanno giocando una partita da campioni …Cosa li sostiene? La rabbia? L’orgoglio? Il non avere più niente da perdere? Non lo so amici, ma la grinta che stanno sfoderando è indescrivibile…

Sulle gradinate continua a esserci un silenzio irreale. Assistiamo alle ultime fasi della partita con il cuore che ci batte a mille, uniti dalla stessa speranza, come quando alle partite di calcio dei mondiali si va ai rigori. Poi il boato che esplode!

 

Tre eliminazioni incredibili signori! Tre eliminazioni! IN-CRE-DI-BI-LI! Ce ne andiamo a casa! Filiberto Zanini viene portato in trionfo dal resto della squadra, ma tutti i giocatori hanno dato un’incredibile prova di carattere, prova di grande cuore e amore per questo sport … anche il nuovo acquisto, Gennaro Esposito, ha fatto bene e non sarei sorpreso di vederlo uscir fuori alla grande prossimamente. Sono colpito, amici: partite così non capitano tutti i giorni. Il pubblico è impazzito! Dopo una stagione di delusioni e tensioni, questi ragazzi si meritavano una vittoria e non poteva essere un finale di campionato più incoraggiante di questo per porre le basi per il prossimo anno. Il pubblico sta invadendo il campo per festeggiare…

 

In un attimo anche noi siamo sul campo, per la più mitica invasione a cui abbia mai partecipato. Voglio arrivare a Gennaro e mi faccio largo fra la folla a forza di spintoni. Il caos è totale: vedo milioni di colori di magliette e braccia e gomiti e cappellini che volano per aria e in quel momento mi accorgo che anch’io ho perso il mio cappello. Non riuscirò mai ad arrivare a uno della squadra dopo una partita come questa: stanno tutti addosso ai giocatori a complimentarsi, baciarli, abbracciarli. Il campo è pieno di genitori giustamente orgogliosi, trasformati in centometristi e lottatori di lotta libera … beh, ognuno vuole solo arrivare al suo pargoletto. Spero solo che Bartolomeo, Rosalinda e i genitori di Gennaro siano potuti venire a godersi questa bella partita.

- Ehi Rosso, ti sei perso il cappello!

Mi sembra un film. Beh, se fosse un film, adesso mi volterei e vedrei Gennaro che mi sorride, porgendomi il mio cappello. Però questo non è un film. E’ un afoso pomeriggio di una normale vita reale e l’odore di sudore di questa massa umana me lo ricorda bene. Però mi volto lo stesso. Piano piano, pronto a ingoiarmi la delusione di vedere davanti a me un ragazzo qualunque. Invece ingoio, ma a vuoto. Gennaro è proprio lì, di fronte a me, proprio come desideravo che fosse. Sorride con gli occhi limpidi, senza ombra di risentimento. Ha la divisa della squadra appiccicata al corpo dal sudore e il viso paonazzo e mi sembra quasi che tremi, forse dall’emozione o dalla tensione della partita o dall’adrenalina. Gli salto addosso e la folla ci aiuta a non cadere in terra tutti e due.

- Ma che fai? Sono tutto sudato. Pensa che schifo!

- Sì, infatti! Puzzi come un caprone di montagna! Gennaro! Sei il campione del Campo di Marte!

- Ma che vai dicendo? E’ Filiberto l’eroe della giornata.

- Ma non hai sentito lo speaker? Sei la promessa del baseball italiano!

- E smetti di abbracciarmi, che ci prendono per due femminucce – mi fa Gennaro, senza smettere di stringermi.

- Senti, io … – cominciamo insieme, ma poi ci blocchiamo, ognuno in attesa che l’altro vada avanti. Dovremmo in teoria spiegarci e rimettere le cose a posto dal punto in cui le avevamo lasciate … però cosa dovremmo dire in fondo? Io ho un sorriso che mi scoperchierebbe la faccia se non avessi le orecchie e Gennaro ha il suo solito viso con gli occhi ridenti e un po’ sfrontati. Così mi mette una mano sulla spalla e ci incamminiamo insieme chiacchierando, sotto un sole cocente di una normalissima e felice vita reale.

 
                                        FINE

giovedì 7 aprile 2016

"Antonio. Punto e a capo!" - ventunesimo capitolo

LA PARTITA DI GENNARO
 

Inutile dire che sabato vado a vedere Gennaro. Non ci sono dubbi. L’unico problema è: con chi? Clotilde non regge un’intera partita, ne sono sicuro. Forse potrei andare con il babbo, ma fa un po’ bamboccio. Nel caso dovessi avere un faccia a faccia con Gennaro, non voglio adulti intorno. Mi viene in mente Lana … o Stefano, almeno prende un po’ di sole, che è sempre bianco come un cencio a forza di stare chiuso in casa a studiare. Uhm … quasi quasi lo chiedo a tutti e due. Corro a telefonare.

- Ste? Che fai?

- Sto leggendo un libro. Volevi riguardare gli esercizi di mate?

- No grazie. Credo di averli fatti bene … beh, grazie a te adesso non ho più molti problemi. Volevo chiederti se ti va di venire sabato a una partita di baseball.

- Uhm … perché me lo chiedi?

- Vediamo un po’ … perché dovrei chiedertelo? Ma che razza di domanda mi fai! Te lo chiedo perché mi farebbe piacere andarci con te!

- Vuoi DAVVERO che venga?

L’atteggiamento di Stefano comincia a spazientirmi.

- Mica sei di nuovo in paranoia con la faccenda dell’untore, eh? Non è aria, Ste!

-No no, non ti arrabbiare! – si affretta a rispondere lui - Perché no? Il baseball mi piace un sacco.

- Sì, figuriamoci! Non ci avrai mai giocato!

- No, ma ho letto l’enciclopedia dello sport che mi ha regalato il babbo. Ci sono le regole di tutti gli sport e …

- Bene. Basta teoria, passiamo alla vita sul campo. Ti va?

- Ok. Vengo io da te, tanto è di strada.

- Ok, però niente adulti, eh?

- Chiaro. Ciao.

Dopo aver attaccato con lui, chiamo Lana. Magari ha voglia anche lei di fare qualcosa di diverso. Mi risponde una voce di donna che mi sembra molto gentile, con un lieve e simpatico accento americano.

- Buongiorno signora. C’è Lana per favore?

Lì per lì sembra perplessa, ma poi si riprende.

- Oh certo … un attimo. Claudia! Ti vogliono al telefono.

Voci soffocate di protesta. Claudia?! Ma allora?

- Pronto?

- Ciao … Lana? Sei tu?

- Certo! Chi vuoi che sia? La regina Vittoria?

- Ma la tua mamma …

- Lascia stare microbo, che vuoi?

- Senti miss gentilezza, perché non vieni con me sabato pomeriggio a vedere una partita di baseball? C’è un mio amico che gioca nella squadra. E’ forte. Ti va?

- Perché no? Troviamoci di fronte al campo da baseball. Sii puntuale! Non si fanno aspettare le signore!

Prima di poterle rispondere qualcosa di sarcastico, lei ha già riattaccato.

 

Sabato pomeriggio io e Stefano ci incamminiamo che sono appena le tre. Lo so che manca un’ora all’inizio della partita, ma voglio essere lì per tempo e gustarmi l’arrivo delle squadre e tutto il resto. Sono un po’ contento, un po’ nervoso e anche un po’ fiero di me, perché a forza di pensare, mi sono reso conto che forse ero un po’ invidioso di Gennaro, che aveva trovato nel baseball una passione così forte che io non sentivo più per l’atletica, anche se non avevo il coraggio di ammetterlo. Invece, grazie a quella scorbutica di Lana, alla fine avevo trovato il madball, che mi faceva scaricare e divertire come non facevo più da tempo. E poi avevo trovato dei nuovi amici, che mi avevano accolto come se mi conoscessero da sempre. Beh, merito di Lana, che mi aveva introdotto nel gruppo …

- Guarda Antonio! Ci sono due scie di aereo che formano una X. Lo sapevi che un aereo può arrivare alla velocità di …

- Ste, rilassati! Sei troppo matematico! Cosa ti fa venire in mente invece? Qualcosa di poetico, che so …

- Poetico? Ma sei innamorato?

Gli assesto una manata.

- Una X sugli errori fatti, una X che cancella le litigate …un colpo di spugna per ricominciare … - continuo, ispirato.

- Io matematico, tu poetico! Che coppia! Ci compensiamo! … Antonio, c’è una tizia strana che ci sta facendo ciao con la mano. Mica la conosci? – mi chiede Stefano, strizzando gli occhi per mettere a fuoco l’immagine bizzarra di Lana.

- Oh, è Lana! E’ una mia amica. Non preoccuparti, è sempre vestita strana così e non fare caso ai capelli – gli dico, cercando di minimizzare il suo look.

Stefano fa una faccia perplessa, ma non dice niente.

La raggiungiamo e faccio le presentazioni. Dopo pochi minuti siamo già a chiacchierare come vecchi amici. Lana è fantastica, perché si adatta a tutti e non si fa influenzare dall’aspetto esteriore delle persone. A lei non verrebbe mai in mente di chiamare Stefano “l’untore” e anche lui, a parte l’iniziale perplessità per l’aspetto e la parlantina anche troppo schietta di Lana, vedo che la trova simpatica. Chissà, magari si sente a suo agio e non giudicato. Certo che siamo un trio un po’ bizzarro: sembriamo pescati a caso da un cappello … siamo così diversi!

- Ehi poppante, lo sai che hai occhi bellissimi? – fa a un tratto Lana rivolta a Stefano – dovresti portare le lenti a contatto o una montatura diversa, no?

Stefano avvampa e farfuglia qualcosa che somiglia a “non me l’avevano mai detto”.

- Uhm … ti terrò presente quando sarai cresciuto un po’- continua lei, arricciando la bocca in un’espressione soddisfatta.

Gli assesto una gomitata, mentre Stefano diventa color porpora.

- Hai visto? Alla faccia dell’untore! – gli bisbiglio all’orecchio.

- Che untore? Che borbotti Antonio? – ci chiede Lana incuriosita.

- Niente, una cosa fra noi – rispondo, per non svelare il motivo del cattivo nomignolo. Ma è Stefano a confessare.

- Mi chiamano così a scuola per via dei miei capelli unti … è una specie di battuta, secondo loro …

Lana sgrana gli occhi e rimane seria.

- Ma che dementi avete in classe? I capelli untuosi sono normali alla nostra età. Perché credete che mi sia fatta i capelli così? Bleah, prima erano sempre unti uno schifo per via del sebo, non facevo che lavarmeli. Allora Lucinda mi ha suggerito di acconciarmi i capelli in questo modo, per risolvere il problema. Con sua cugina aveva funzionato e ha funzionato anche con me! Mitica la mia amica, no? Potresti farteli anche tu. Ai tempi dei miei genitori, c’era un cantante reggae che li aveva con queste specie di treccine e lunghi fino …

- Beh, non credo di essere il tipo giusto. – la interrompe Stefano, con un’espressione divertita negli occhi - forse è meglio che aspetti di crescere e basta.

- Bravo! – approva Lana - non farti influenzare dai minus habens, come dice il mio prof!

- Dai ragazzi, entriamo? Troviamoci dei posti decenti! – dico, mentre li spintono oltre il cancello. Mi sento così bene oggi! Sono davvero felice. E poi i miei due amici e l’atmosfera di attesa e adrenalina che si respirano in questo campo mi elettrizzano alla grande. Ci avviamo verso le gradinate assolate, mentre dall’altoparlante gracchia la pubblicità, ed io mi piazzo in testa il cappellino dei Red Sox.

lunedì 7 marzo 2016

"Antonio. Punto e a capo!" - ventesimo capitolo


MA CHE HO FATTO?
 

Bartolomeo è appoggiato al muretto del cortile, braccia conserte ed espressione imbronciata. Quando mi vede, non perde tempo e mi viene incontro, deciso.

- Ma ch’aggio a fa’ con te, Tonino?

Dire che rimango impressionato è poco. Intanto, non l’ho mai visto così serio e poi Bartolomeo di solito non si fa scappare nemmeno una frase in dialetto. Segno che dev’essere proprio arrabbiato, e il suo tono non lascia dubbi.

- Ma perché? Che ho fatto? –rispondo, mettendomi subito sulla difensiva.

- E ch’aggio fatt’io? - Mi rifà il verso Bartolomeo. Poi, con un gesto improvviso, si scosta il ciuffo come faceva Gennaro.

- ‘O maestro. Ecco cosa hai fatto!

- Ma che maestro! Gennaro avrebbe potuto essere sincero, io … per me non è cambiato niente!

- Non pazziamo. Le cose sono cagnate. Ti dico solo una cosa: chi nun tene che perdere, arriseca. Pensaci Tonì, quando te ne stai nella tua bella cameretta. Mio fratello ha solo colto un’opportunità, lo puoi capire questo o no?

Non so cosa rispondere e mi limito a fissarmi le punte delle scarpe, cercando qualcosa d’intelligente da dire, ma non mi viene in mente niente.

- Ti saluto Tonì, stammi bene.

In un lampo salta sulla sua bici e sparisce in fondo alla strada. Salgo svogliato le scale di casa. L’allegria di poco prima ha lasciato il posto a una girandola di sentimenti: rimpianto, rabbia, tristezza.

- Non era Bartolomeo quello con cui parlavi? – mi chiede la mamma non appena entro in casa.

- Uhm.

- E’ così cresciuto! Era un po’ che non lo vedevo! Si è fatto proprio un bel ragazzo.

- Uhm.

- Che loquacità! E’ venuto per Gennaro?

- Già.

- Beh, penso proprio che forse dovresti fare un salto a casa loro questo pomeriggio …

- Cosa? Oggi devo rimettere a posto la mia stanza. Il babbo ha detto che sembra sia scoppiata una bomba in camera mia.

- Oh sì, il babbo ha ragione. Ma penso tu possa rimettere a posto anche quando torni. E poi ho una felpa di Clo a cui devo cambiare la cerniera: sai come sono imbranata nei lavori di cucito. Ho proprio bisogno della mamma di Gennaro! Gliela porteresti? Ah, e porta con te anche Clotilde, che è tutto il giorno che chiede di te. Almeno può giocare con la sorellina di Gennaro, mentre siete lì. Bisognerebbe proprio che la mamma di Gennaro mi facesse subito la riparazione, se può …

- Mamma, ma sei sicura? Non mi hai mai affidato Clo! Ti fidi?

- Oh, alla fine, bisogna pur crescere! Tienila sempre per la mano, capito? SEM-PRE! E poi aspetta che il semaforo sia rosso per le macchine e guarda lo stesso che le auto siano tutte ferme prima di attraversare. HAI CAPITO? Guar-da- re sem-pre.

- Va be-ne!

- E non fare tanto lo spiritoso!

La voce gracchiante del citofono risponde subito allo squillo del campanello. Mi sa che la mamma ha avvertito del nostro arrivo. Meno male che Gennaro sta vicino, perché la manina di Clo è talmente sudata che rischia di sgusciarmi da un momento all’altro. In realtà, non so se sia la sua di mano a essere sudata o la mia. Ho il cuore in gola, tanto mi batte forte. Chissà come mi accoglierà Gennaro?

- Vieni Tonì. Come sono contenta di vederti! – la mamma di Gennaro mi abbraccia stretto, levandomi il respiro - Che piacere, che piacere … vieni che ho fatto le sfogliatelle alla ricotta che ti piacciono tanto. Che combinazione fortunata. Iih, e guarda ‘sta piccolina, com’è cresciuta! Madonnuzza santa. Rosalinda! Ci sta Clotilde.

Le due non perdono tempo, si prendono per mano e filano subito in camera a giocare.

- La mamma mi ha detto di portarle la felpa di Clo: si è rotta la cerniera. Sarebbe possibile sistemarla subito, se non è troppo occupata? – le chiedo, mentre tendo le orecchie per scoprire se Gennaro è in casa o no.

- IIhh, ma certo, ma certo – e poi, come se avesse capito, si affretta ad aggiungere – Gennaro non c’è. Sta all’allenamento.

- Ah – rispondo, con un misto di sollievo e delusione.

- Però c’è Bartolomeo di là che studia. Iih, che bravo figlio che è. Vai vai, almeno si distrae un po’. Sempre sui libri, che va a finire che si sciupa gli occhi. Vai, vai …

Entro, quasi in punta di piedi, nel piccolissimo salotto, che è anche la camera di Bartolomeo. Lo trovo sprofondato nel divano, con un sacco di fogli sparsi intorno a lui.

- Ciao – mormoro appena.

- Antonio! Ciao! – mi risponde lui alzando gli occhi. Sono limpidi e allegri, senza traccia di risentimento e questo mi fa tirare un sospirone di sollievo. Pensavo ce l’avesse con me.

- Scusami per prima, Antonio. Ma è solo che non ne potevo più di vedere Gennaro malinconico. Vi siete comportati tutti e due come due scemi, scusa se te lo dico. Però ora sarebbe il caso di farla finita, no?

- IIh … Bartolomeo, Tonì … acqua passata non macina più … - sentiamo la voce della mamma che ci raggiunge dalla cucina.

- Mamma ha le orecchie bioniche! – mi fa Bartolomeo, mentre alza gli occhi al cielo e si alza per chiudere la porta.

- Sì, fa parte della loro dotazione di base. Se è per questo, hanno anche occhi dappertutto: guarda caso la mia mamma prima ti ha visto sotto casa nostra … – gli rispondo sorridendo. Poi mi rifaccio serio e decido di chiarire con Bartolomeo.

- Ma perché mi hai detto che Gennaro ha colto un’opportunità?

Mi guarda sgranando gli occhi per la sorpresa.

- Ma allora non sai davvero niente! Quel pesce arrosto di mio fratello non sa proprio spiccicare parola!

- Beh, non è che gli abbia dato l’opportunità di spiegarsi …

Ci pensa un po’, aggrottando la fronte e con gli occhi al soffitto. Sembra debba riordinare le idee.

- Allora, da dove comincio? Beh, quando siete andati a fare la prova di baseball l’anno scorso, ti ricordi? Gennaro tornò tutto felice, perché era stato bravo … ma poi papà gli chiarì subito che non ci potevamo permettere di iscriverlo, lo sai, no? Ma due giorni dopo ci vedemmo arrivare in casa l’allenatore. Aveva preso l’indirizzo da quei moduli che avevate compilato … e insomma, ci venne a suonare il campanello, chiedendoci se avevamo deciso qualcosa … e allora papà chiarì subito le cose e lui provò a insistere … ma poi si rese conto che era tempo perso … non è che uno vive in cinque in una casa così piccola perché gli piace stare stretto stretto, no? E Gennaro ci restò male e pure un poco si vergognava, si vedeva, ma capì che non era il caso di insistere, perché mica è scemo, lo sa anche lui come stiamo … e dopo qualche giorno, mentre eravamo a cena, risuonò quel tizio e papà quasi perse la pazienza all’inizio, perché mica gli piace che la gente venga a metterci in testa strane idee … e poi a papà dispiaceva, perché vedeva che Gennaro ci teneva, ma che doveva fare se non quello che già sta facendo di spaccarsi la schiena tutti i giorni? E poi quello invece se ne venne fuori che ci aveva pensato, che Gennaro aveva la stoffa e che nessuno si poteva permettere di non dargli una possibilità … e dato che lui non aveva figli, era rimasto solo e aveva solo la passione del baseball al mondo … beh, ci disse che gliel’avrebbe pagata lui l’iscrizione. E papà fece per protestare, perché non vuole che qualcuno ci illuda per niente o per capriccio e magari poi ci ripensi, ma quello continuò a insistere perché la squadra non andava tanto bene e un tipo come Gennaro, allenato a dovere, gli poteva risolvere il campionato … insomma, alla fine papà guardò mamma, lei lo guardò negli occhi e papà disse di sì e Gennaro scoppiò a piangere di felicità. E così cominciò ad allenarsi, senza lasciare però anche gli allenamenti di atletica, perché non sapeva come dirti che voleva smettere. Mi diceva che tutte le volte che provava a parlarti del baseball, tu sbuffavi e allora ha rimandato e rimandato fino a quando non lo hai scoperto. Ecco perché era sempre così stanco ad atletica: aveva appena finito gli allenamenti di baseball! Sfortunatamente erano negli stessi due giorni!

Rimango un attimo in silenzio, dopo la lunga e concitata spiegazione di Bartolomeo, e anche lui si mette zitto.

- Non so che dire. Sono stato proprio uno scemo, mi sa – mormoro, dopo un po’.

- No. Siete stati proprio due scemi al quadrato, tutti e due. Anzi, elevati alla massima potenza … io lo capisco mio fratello, cerca di capirlo pure tu. Guarda me per esempio: perché pensi che studi così tanto? Mi voglio fare una posizione e stare meglio quando sarò grande. Non mi fraintendere … non cambierei mai i miei genitori, ma voglio una vita diversa, migliore, senza stare a fare tanti conti per arrivare in fondo al mese … e poi per fortuna mi piace pure studiare, come dice mamma ho un gran cervello e sarebbe un peccato non sfruttarlo. Fai fruttare i tuoi talenti, mi dice sempre.

- Antonio! Ho finito con la cerniera. Vieni in cucina che ti mangi una sfogliatella – la voce della mamma di Bartolomeo ci raggiunge.

- Vai vai, che devo studiare adesso. Ah … Antonio … Gennaro gioca sabato pomeriggio alle quattro, al campo qui vicino … se t’interessa, vedi tu.

Poi mi spinge fuori dal salotto e chiude la porta.

domenica 7 febbraio 2016

"Antonio. Punto e a capo!" - diciannovesimo capitolo

PEDICU…CHE?


Mentre torno a casa da scuola, continuano a venirmi in mente la giornata di ieri e Gennaro, come se ci fosse un collegamento che devo capire, ma non c’è verso. L’unica cosa che so è che penso a lui tutti i giorni e mi mancano i nostri pomeriggi insieme. Poi, quando ripenso a quello che è successo, non sono più arrabbiato come prima. Chissà, forse è stata un po’ anche colpa mia. Che bisogno c’era di non volergli più parlare? Che comportamento stupido!

- Antonio! – qualcuno mi chiama e interrompe il flusso dei miei pensieri. Mi volto e vedo Valentina che corre verso di me.

- Ciao Vale.

- Ciao Antonio - mi risponde senza guardarmi in faccia e tenendo gli occhi bassi -possiamo fare un pezzo di strada insieme, se ti va …-

- Uhm, perché no? – le rispondo senza rancore. In fondo mi accorgo che non sono più arrabbiato nemmeno con lei, anche se di punto in bianco mi ha cancellato per stare solo con Linda.

- Ti sei tagliata i capelli …

- Ah, ecco … sì … te ne sei accorto, eh?

- Beh, è abbastanza evidente Vale. Li avevi lunghissimi e ora li hai cortissimi … non ti piacciono le mezze misure, eh?

- Oh io … beh, ho dovuto, ecco … non lo sai?

- Di che?

- Beh, della pediculosi.

- Pedicu … che?

- Della pediculosi …

- Sarebbe? –faccio, arricciando il naso.

- Pidocchi Antonio! Mamma mia! In classe c’è stata una vera invasione! – risponde sbottando e diventando ancora più rossa.

- E che ne sapevo? E ti hanno tagliato i capelli per questo?

- Mamma si era stufata di farmi il trattamento tutte le sere … diceva che ero piena e che non aveva tempo di mettermi quella robaccia chimica in testa. E poi pensava potesse farmi male … così ha preferito portarmi dalla parrucchiera. Beh, pensavo sarebbe stata più misericordiosa, ma sai come sono quando cominciano a tagliare ... Ora mi vergogno da morire! Se penso a com’erano belli i miei capelli mi viene una rabbia! – conclude, con gli occhi lucidi.

- E le tue amiche capellone che ti hanno detto?

- Andate. Dicono che conciata così, farò scappare tutti i ragazzi che ci giravano intorno …lo so che sono brutta … anzi, orrenda!

- Oh, proprio delle vere amiche, eh? – rispondo sarcastico.

Valentina fa spallucce e tira su col naso. Mi fermo a guardarla. Effettivamente la parrucchiera non si è risparmiata, si vede che si voleva guadagnare alla grande il prezzo del taglio, però … adesso gli occhi di Vale sembrano ancora più grandi e se la smettesse di avere quell’espressione imbronciata … e poi … beh, ma come cavolo si veste da quando frequenta quelle lì? Ha delle scarpe troppo a grande per la sua età, una gonna assurda e una maglietta con dei fiocchetti leziosi … puah, mi viene da vomitare ...

- Beh, ma che hai da fissarmi così? Mica sono un baco al microscopio, sai!

- Uh, come sei diventata permalosa! Ti stavo solo guardando. Proviamo a sdrammatizzare un po’, ti va? Secondo me questi capelli ti stanno bene: ti si vede meglio il viso e con la faccetta che hai, non potrai mai essere brutta, forse solo scema … - le dico prendendola in giro – Hai solo un problema: devi cambiare modo di vestire. L’altro giorno alla tele ho visto un programma, dove c’erano delle ballerine di hip hop e una aveva i capelli come te, all’incirca … solo che erano tutti sparati in su, col gel, e poi aveva un modo di vestire sportivo, tranquillo. Mica con questi vestiti assurdi che ti metti da un po’ di tempo in qua! Sembra che tu abbia una gran fretta di crescere …

- Oh Antonio, mi vergogno da morire!

- E dai! Allora non mi ascolti!

- No, non per i capelli! - e finalmente alza gli occhi e sembra che quell’ombra d’incertezza le sia un po’ scivolata via – mi sono comportata molto male con te. Mi dispiace così tanto! Ora non mi vorrai più bene 103, mi vorrai bene zero!

Rido, ricordando quel modo di dire che usavamo qualche anno fa. Poi le scompiglio i capelli e cerco di tenerglieli dritti sulla testa.

- Ma cosa dici? Sei stata la mia prima amica! Ti voglio ancora bene 103. E’ solo che voi ragazze diventate un po’ strane a questa età e vi credete già grandi quando siete ancora delle bambine: siete buffe, ecco! Da domani mi farai vedere la nuova Vale hip hop?

- Ci posso provare …beh, sicuramente la mamma sarà contenta …era tutto un discutere a causa dei vestiti!

- Ah, e poi telefonami e vediamoci ai giardini qualche volta. E possiamo fare la strada insieme tutti i giorni per tornare a casa, se ti va.

- Va bene.

- Mi sa che le tue amiche non ti vogliono intorno perché così sei davvero troppo bella e sono gelose marce …

Vale mi fa un sorrisone mentre suona il campanello di casa e io riprendo la mia strada. Mi sento proprio leggero adesso. Ma faccio appena a tempo a voltare l’angolo che mi blocco di colpo: una nuova doccia gelata mi aspetta appoggiata alla cancellata del mio palazzo.

giovedì 21 gennaio 2016

"Antonio. Punto e a capo!" - diciottesimo capitolo


MADBALL!

 
- Antonio! Ti vogliono al telefono!
Mi alzo incuriosito dal divano per sentire chi c’è. E’ una giornata a dir poco super ultra barbosa.
- Ehi, cacchetta, che facevi?
Alzo gli occhi al cielo, riconoscendo la solita educazione di Lana, ma al contempo sono contento di sentirla. E’ l’unica con un po’ di brio fra quelli che frequento ora. Beh, in realtà la cerchia di amici si è un po’ assottigliata al momento, ma non stiamo tanto a sottilizzare.
- Guardavo la tv, ma niente in particolare. Facevo quello che manda la mamma fuori di testa: zapping furioso.
- Oddio, sei irrecuperabile!Tipico preadolescente annoiato e debosciato.
- Ma come parli?
- Non so, ho letto qualcosa in qualche giornalino di mamma … senti, vengo al dunque: mi servi per una partita di madball. Ci manca un giocatore.
- Madball? -
- Oddio, ma perché continuo a parlare con te? Madball? - ripete facendomi il verso - cosa essere? Io troglodita non sapere. Sei un poppante, d’altronde vai ancora alle elementari … Poche storie: scarpe da ginnastica, scendi al portone, passo a prenderti io.
- In macchina?
- Quale macchina? Mica ho la patente! In bici, no? Tanto è vicino, dobbiamo solo arrivare alla palestra della mia scuola. Hai dieci minuti per prepararti, a partire da cinque minuti fa!
Clic. Malgrado mi tratti in questo modo, Lana mi piace un sacco. M’infilo le scarpe all’istante.
- Mamma, vado a giocare a madball o qualcosa del genere – le dico affacciandomi alla porta di cucina. Lei è lì che lavora la pasta per il pane: è nel suo periodo “naturalista, biologico, torniamo ai vecchi tempi se vogliamo vedere i nuovi” ...
- Grazie al cielo! –fa, senza smettere di impastare – almeno ti schiodi da quella poltrona: ci hai fatto la forma! E dov’è che andresti?
- Solo qui alle scuole medie. Passa a prendermi Lana.
- Che nome strano … ma carino, no?
Alzo le spalle con noncuranza.
– Veramente non ci ho mai pensato … beh, lei di sicuro è strana e i genitori lo sono in genere, per definizione! - le rispondo, sgranando gli occhi.
- Molto spiritoso. Beh, perché non la inviti a fare merenda da noi un giorno? Potrei farvi la schiacciata o delle pizzette. Mi piacerebbe conoscerla: al telefono sembra così simpatica.
- Uhm … prima esercitati a fare la fornaia, poi vediamo … Ops! Suonano alla porta! Vado!
- Non fare tardi!
 
Non appena scendo nel cortiletto, Lana mi fa subito segno battendo il dito sull’orologio, come se fossimo in ritardo. Decido di ignorare la provocazione, per una volta.
-Senti, ma non è che ci sono i tuoi amici teppisti, lì fuori nel cortile? Mica avrei tanta voglia di litigare …- le dico, saltando il classico ciao.
- Ex amici, please … comunque tranquillo, nessuno ti darà più fastidio. Ho detto a tutti che sei il mio ragazzo.
- Coosa? Mi spaccheranno la faccia! Ma sei impazzita?
- No, non lo faranno. Perché sanno che sei figlio di un magistrato, che tua madre è nei servizi segreti e che ti fanno pedinare da alcune guardie del corpo da quando è successo il fattaccio …
- Ma non è vero!
- Certo … ma loro non lo sanno!
- Sei incredibile, io …
- Sì grazie, lo prendo come un complimento. Forza, sali pivello!
- Però quella faccenda dell’essere il tuo ragazzo … - le dico, mentre lei comincia a pedalare, traballando un po’.
- Beh? Che c’è? Mica ti dispiace, no? L’ho fatto per levarmi di torno uno della III C!
A questo punto fa una brusca frenata e si gira a guardarmi.
–Perché, ci sono problemi?
La sua faccetta mi scruta, impertinente, con la bocca serrata e gli occhi luccicanti pronti alla battaglia. E’ buffa, grintosa e … beh, anche molto carina, in effetti. Mica ci avevo mai pensato. Così salto giù dal portapacchi della bici e le vado vicino.
- Nessun problema. Solo ci sono due condizioni.
- Ah sì? Sarebbero? – chiede, guardandomi con condiscendenza.
- Primo: se sei la mia ragazza, preferisco essere io a portare te – le dico, mentre la faccio scendere gentilmente dalla bici – e secondo: non potrai più chiamarmi cacchetta, come fai di solito.
- Primo: un po’ vecchio stile, ma può andare. In effetti, è meglio se pedali tu. Secondo: mi sembra ragionevole.
- Ah, e poi devi farmi sapere se posso dire ai tuoi amici che vado ancora alle elementari.
- Beh, non credo che te lo chiederanno, dopotutto sembri più grande. Però puoi dirlo senza problemi. Sono un’anticonformista, io. Adesso poi va di moda il fidanzato più giovane …
- Allora è andata. Sei la mia ragazza.
- Beh, solo per finta, che credi! – fa lei, salendo in piedi sul portapacchi.
 
Quando arriviamo, non c’è ombra di nessun teppista, e passando per il giardino della scuola arriviamo alla palestra.
 
- Ragazzi, ho portato un novellino. Si chiama Antonio.
- Ehi, ma non è il suo ragazzo? – bisbiglia una.
- Già. E sembra pure carino, eh?
- Come ti butta, bello?- mi fa un tipo con un’enorme tuta da ginnastica, dandomi il cinque e stringendomi il braccio.
- Sì, beh, iniziamo le presentazioni – comincia Lana, vedendo che sono un po’ frastornato dall’accoglienza - Allora, questo qui è Rap. Il motivo del soprannome te lo lascio immaginare …
Per tutta risposta il tipo si mette a rappare un pezzo inventato da lui.
- Benvenuto fratello, questa scuola è un fardello, se non sai rappare, prova almeno a giocare, ah ah, mh mh -
- Sì, grazie Rap. Non so se hai indovinato, ma non è il primo della classe, anche se va benissimo a musica. Il Prof. adora il genere, dice che è una forma di poesia metropolitana e bla bla bla…
Gli sorrido per fargli capire che ho apprezzato e mi volto verso la ragazza vicino a lui.
- Questa è Lucinda, nemmeno lei un fulmine di guerra a scuola, ma mitica nello sport e nel fare i capelli.
- Tanto che m’importa? – risponde scuotendo la testa e facendo spallucce – quando finirò la scuola, andrò a fare la parrucchiera nel salone di mia cugina. L’ho detto anche ai prof., almeno mi passano senza fare tante storie …
- Lui invece è Einstein: genio in tutto, perfino nello sport – continua Lana, indicando un tipo che porta gli occhiali legati con l’elastico.
- Che ci devo fare? Mi viene naturale – ammette soddisfatto.
- E per finire lei è Tristana, contraddizione in termini. Per vendicarsi dei suoi genitori che le hanno dato un nome così assurdo, è quella più allegra di tutti! Infatti, si fa chiamare Gaia. Attento al fischio quando ride: potresti diventare sordo, quindi rispetta la distanza di sicurezza. Bene, ci siamo tutti. Sai di cosa si parla tesoruccio?
Con un gesto della mano mi mostra il campo.
- Come vedi è un campo da basket, con una rete da pallavolo. Ogni squadra deve cercare di fare canestro, che nel madball si chiama mango, e impedire che ce lo facciano gli altri fregandoci la palla. Rap? Qualcosa da dire?
- Sì fratello. Le cose migliori sono le mischie. Purtroppo però durano massimo otto secondi!
-Ma come si fa a oltrepassare la metà campo? – chiedo a Rap, per chiarirmi le idee.
- Semplice!  Basta lanciare la palla sopra la rete. Occhio anche ai falli. Dopo tre sei fuori, out, finito, kaputt. Ok?
- Appunto, vedi di non farti mandar fuori anche stavolta, eh Rap? Si gioca al meglio dei tre set. Dai, facciamogli vedere il bloccaggio.
- Ok fratello. Guarda me e impara. Se ti bloccano, occhio che non ti sollevino da terra: è PROIBITO, OK? E se ti buttano in terra, che è comunque irregolare, puoi sempre tirargli …
- Sì va bene, penso abbia capito – taglia corto Lana -se ti bloccano, o difendi la palla o la passi a un compagno. Niente sgomitate, strattonate, calci, eccetera. E la palla è questa, dolcezza.
- Ehi Lana, ma dov’è che l’hai trovato un tipetto così carino? – le chiede Lucinda, ridacchiando e passandomi ai raggi X.
- Nelle patatine … andiamo, non perdiamo tempo ragazzi – risponde Lana, asciutta.
- Fai la sbruffona ma si capisce che sei cotta come un fegatino. Non è vero, ragazzi? Voi che dite?
Lana le assesta una manata, ma diventa tutta rossa.
– Piantala di dire scemenze o ti rapo i capelli a zero, parrucchiera dei miei stivali!
- Certo che sei sempre aggressiva, eh? Soprattutto quando ho ragione – sghignazza Lucinda - Va bene, meglio giocare. Rap, facciamo squadra insieme a Gaia? Lasciamo Einstein al novellino e a Lana.
A parte le battutine, che m’imbarazzano, ma che mi divertono comunque, questi ragazzi sono davvero simpatici! E poi Lana è così sciolta che anch’io, che di solito sono timido, non ho nessuna paura di fare la figura dell’imbranato e mi butto nella mischia del gioco. Semplicemente ci provo. Ogni tanto Rap mi richiama all’ordine, perché faccio qualche errore, ma non m’importa. Siamo qui solo per divertirci e fare una bella sudata. E la cosa migliore è che posso finalmente scaricare l’enorme energia che sento dentro e che spesso non so come buttar fuori. Fra un set e l’altro scherziamo sui difetti degli altri e sul punteggio, ma tutto è fatto senza quella competizione esagerata che ti leva il gusto dello sport. Quando Einstein fischia la fine del terzo set vorrei solo ricominciare. Incredibile, ma questo pomeriggio il cervello non mi ha frullato nemmeno un po’ ed è la prima volta dopo tanto tempo.
- E allora testolina? Ti sei divertito, eh? –mi fa Lana, con gli occhi scintillanti – sei sudato come un cinghialotto.
- Lo so. Sembro una fontana, vero?
- Bleah, sei disgustoso – Lana strabuzza gli occhi e fa una boccaccia, ma mi passa lo stesso la mano nei capelli.
- Allora che te ne sembra? –mi fa Gaia, facendo un sorriso e scoprendo degli enormi dentoni.
- E’ la cosa più divertente che abbia fatto da un pezzo!
Si guardano l’un l’altro per un attimo e sembra che si parlino senza aprire bocca.
–Se è così sei in squadra, novellino – mi dice Lucinda, a nome di tutti.
- Cioè?
- Dobbiamo sostituire un ringambone, che all’improvviso ci ha dato buca. Ci manca un ragazzo in squadra, altrimenti niente campionati a giugno.
- Beh, veramente ho appena cominciato – rispondo, sentendo dentro una felicità e un entusiasmo sconosciuti da tempo - fino a stamani non sapevo nemmeno cos’era il madball …
- Sei tu quello giusto, fratello! Sei in gamba. Veloce, scattante, sveglio – continua Rap.
- Ma sono solo …
- Solo? – mi fanno in coro.
- Beh, sono solo alle elementari – rispondo, cercando di non sprofondare.
- Beh, ma non ci sono regole così ferree- spiega Einstein - e poi a settembre andresti comunque alle medie, no? Che vuoi che sia: mese più, mese meno …
- Allora ok. Insomma … mi piace un sacco … se per voi va bene …
Poi mi prende un dubbio e non riesco a fare a meno di chiedere.
- Ma chi era il ringambone?
- Oh, solo il “guerriero” - mi fa Gaia, con noncuranza.
- Chi? – rispondo sgranando gli occhi - Ma non si chiamava così quel bulletto che ….
La risata di Gaia mi stende, mentre tenta di controllarsi. Dopo una partenza con un fischio assordante tipo sirena, continua a essere scossa dai singhiozzi fino alle lacrime, mentre cerca di continuare a parlare.
- Scusa novellino, è solo che hai fatto una faccia così buffa! Prima sembravi un semaforo da quanto eri rosso … poi sei sbiancato di colpo! Comunque tranquillo, stavo solo scherzando. Non era il “guerriero”! Era un mio compagno di classe, che non potrà più giocare finché non avrà voti più decenti. E’ una lotta dura fra lui e i suoi genitori!
- Ah, mi sento meglio! 
 
Mentre io e Lana torniamo a casa in bici, penso che oggi il mio quaderno con le api custodirà finalmente le confidenze di una giornata speciale. Spero sia solo l’inizio di tante pagine piene di sorrisi … ah, e la prossima volta magari mi faccio insegnare da Rap qualche altro bloccaggio efficace … non si sa mai!